Negli ultimi anni, il dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) ha ripreso vigore in Italia, soprattutto in seguito all’introduzione del cosiddetto “Decreto Siccità” nel 2023. Tale provvedimento ha semplificato le procedure di autorizzazione per la sperimentazione in campo aperto di nuove varietà OGM, suscitando la reazione di diverse associazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori.
Il Ricorso al TAR contro le Sperimentazioni OGM
Il Centro Internazionale Crocevia, l’Associazione Rurale Italiana (ARI) e l’Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co), tre organizzazioni impegnate nella difesa della sovranità alimentare e dei diritti dei consumatori, hanno deciso di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per contestare le agevolazioni concesse alle sperimentazioni su suolo italiano.
L’azione legale è diretta contro il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e due enti di ricerca, la Fondazione Edmund Mach e il CREA, che hanno ottenuto il via libera per condurre sperimentazioni su vite e pomodoro geneticamente modificati.
Infatti, secondo le tre associazioni, le autorizzazioni concesse violano il principio di precauzione e la normativa europea sugli OGM (Direttiva 2001/18), che impone la consultazione pubblica prima di avviare sperimentazioni di questo tipo.
Il “Decreto Siccità” ha di fatto eliminato la valutazione del rischio per l’agrobiodiversità e le filiere agroalimentari, bypassando il coinvolgimento dei cittadini e dei portatori di interesse nel processo decisionale e favorendo esclusivamente gli interessi dell’industria agrochimica a discapito dell’agricoltura tradizionale e della biodiversità.
Il Rischio per la Biodiversità e il Mercato delle Sementi
Un ulteriore punto critico sollevato dai ricorrenti riguarda la brevettabilità dei nuovi OGM, chiamati anche TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita).
Nonostante il tentativo di differenziarli dagli OGM tradizionali, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2018 ha stabilito che i TEA rientrano a tutti gli effetti nella normativa sugli OGM.
Le associazioni temono che l’introduzione di queste nuove varietà brevettate porti a una maggiore concentrazione del mercato delle sementi nelle mani di poche multinazionali, limitando l’autonomia degli agricoltori e aumentando i costi per chi vuole mantenere un’agricoltura basata sulla biodiversità e sulla selezione naturale delle sementi.

L’Intervista a Francesco Paniè: I Rischi della Deregolamentazione
Recentemente abbiamo sentito Francesco Paniè, giornalista ambientale e campaigner per il Centro Internazionale Crocevia, il quale, durante la bellissima intervista che ci ha rilasciato, ha evidenziato i pericoli legati alla deregolamentazione degli OGM.
“Quello a cui stiamo assistendo dal luglio del 2023 – ci dice Pianè– è la proposta da parte della Commissione europea di un nuovo regolamento che sostanzialmente esenti tutti gli OGM di nuova generazione, dalle regole che sono valse fino ad oggi per la commercializzazione e la coltivazione degli organismi geneticamente modificati, Questo regolamento proposto dalla Commissione europea è stato approvato dal Parlamento europeo il 7 febbraio del 2024 e ad oggi, un anno dopo, non ha ancora finito il suo iter che finirà quando gli stati membri daranno la loro approvazione e sostanzialmente si innescherà quello che si chiama il trilogo cioè un negoziato a tre fra Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio europeo per arrivare a un regolamento finale”.
Secondo Paniè, la proposta della Commissione Europea di esentare i nuovi OGM dalle normative esistenti potrebbe compromettere il principio di precauzione, eliminando la tracciabilità e l’etichettatura di questi prodotti: “se verranno a cadere le regole che oggi valgono per la commercializzazione degli OGM, cioè la tracciabilità, l’etichettatura e la valutazione del rischio, nessuno sarà più in grado di distinguere cosa è biologico da cosa è geneticamente modificato”.
Questo scenario metterebbe, quindi, seriamente a rischio l’agricoltura biologica e renderebbe impossibile per i consumatori distinguere tra prodotti geneticamente modificati e biologici.
Inoltre, Paniè ha sottolineato come la ricerca pubblica, spesso sottofinanziata, rischi di diventare uno strumento nelle mani delle multinazionali agrochimiche: “il CREA e altre istituzioni stanno spingendo per la sperimentazione di questi nuovi OGM, cercando di far passare la distinzione tra ricerca e commercializzazione, ma questa separazione non è realistica”. E ha espresso preoccupazione per il fatto che “le multinazionali sponsorizzano ricerche sugli OGM per il loro tornaconto e non per il bene degli agricoltori o dei consumatori”.
Inoltre, ha criticato il fatto che l’Italia sia “oggi il primo paese in Europa per numero di sperimentazioni sul campo richieste e approvate di nuovi OGM”, nonostante una lunga lista di precedenti opposizioni a questi prodotti. Ha aggiunto che “il Decreto Siccità ha eliminato la valutazione del rischio per l’agrobiodiversità e la consultazione pubblica, accorciando i tempi di approvazione delle sperimentazioni, cosa che noi riteniamo illegale”.
La costruzione di una rete forte tra associazioni, agricoltori e consumatori è fondamentale per contrastare l’espansione incontrollata degli OGM. “La società civile, l’ecologismo e l’agricoltura contadina non vengono ascoltati dalle istituzioni nazionali, ma dobbiamo alzare il livello del nostro coinvolgimento”, ha dichiarato Pianè che sottolinea l’importanza di coinvolgere nuovi attori nel dibattito, come le associazioni di consumatori e la GDO, rappresentata in questo caso da Coop Italia, affinché prendano posizione pubblicamente contro la deregolamentazione.
L’Italia, tradizionalmente contraria agli OGM, si trova ora al centro di una rapida espansione delle sperimentazioni in campo aperto, con il rischio di contaminazione delle coltivazioni convenzionali e biologiche.
Secondo Paniè, il ricorso al TAR è una misura necessaria per garantire che i nuovi OGM continuino a essere soggetti alle stesse regole dei tradizionali OGM e che venga rispettato il diritto dei cittadini alla trasparenza e alla sicurezza alimentare.
Infatti, il ricorso presentato al TAR rappresenta un tentativo di bloccare l’applicazione della legge che facilita queste sperimentazioni e di annullare le autorizzazioni concesse alla Fondazione Mach e al CREA.
In attesa del verdetto, il dibattito sul tema resta acceso e vede contrapporsi chi spinge per sperimentare le biotecnologie senza considerarne i rischi e chi invece, denuncia i pericoli per l’ambiente, la sovranità alimentare e l’autodeterminazione degli agricoltori.
Slow Food Roma fa parte della coalizione contro i nuovi OGM e si batte da anni per la tutela della biodiversità e della sovranità alimentare, promuovendo la transizione agroecologica per un’agricoltura sostenibile e trasparente.
D’accordo con quanto affermato da Pianè – “Abbiamo bisogno di una comunicazione chiara e accessibile, che sensibilizzi sia gli agricoltori che i consumatori sui rischi della deregolamentazione”– Slow Food Roma chiede una maggior trasparenza in materia d’informazione e una maggiore pressione pubblica sui decisori politici per fare la differenza nel determinare il futuro delle sperimentazioni OGM in Italia.
di Stefanina Sgambati
